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In città l’auto è regina e tu sei un intruso: dovrai pure chiedere scusa se attraversi?

Piedi sul bordo del marciapiede, strisce pedonali mezze cancellate dalla pioggia e due tonnellate di lamiera che ti sfrecciano a trenta centimetri dalla punta delle scarpe.

Fai un passo avanti, ritiri il piede d’istinto, guardi il guidatore negli occhi attraverso il parabrezza per capire se ha intenzione di frenare o se ti passerà sopra. E quando finalmente una macchina rallenta per farti passare, cosa fai? Quasi istintivamente abbassi la testa, alzi la mano e accenni una corsetta imbarazzata per non disturbare troppo.

Chiedi scusa. Chiedi scusa perché hai usato le tue gambe nello spazio pubblico.

Ora il dibattito sul nuovo Codice della Strada vorrebbe persino formalizzare questa follia: prima di mettere piede sull’asfalto il pedone deve fermarsi, valutare il contesto, verificare che chi arriva lo abbia visto e accertarsi che sia pronto a lasciarlo passare.

In pratica, il messaggio è chiaro: la strada appartiene all’auto, tu a piedi sei solo un ospite molesto.

Benvenuto nella città delle lamiere: tu sei l’ostacolo mobile

Nelle nostre città si è consumato un furto silenzioso: abbiamo accettato l’idea che la circolazione coincida con il traffico a motore, e che chiunque non sia chiuso dentro un abitacolo sia un corpo estraneo.

Se cammini sei un intralcio.

Se attraversi fai perdere tempo prezioso.

Se hai un passeggino devi fare lo slalom tra cofani parcheggiati sui marciapiedi.

E invece di progettare strade sicure dove la velocità delle macchine sia naturalmente rallentata, si scarica l’ansia della sopravvivenza su chi cammina: “Attento tu, valutati il contesto, renditi visibile, non fare movimenti bruschi”. È l’equivalente urbano di dire a chi passeggia in casa propria di camminare a ridosso del muro per non disturbare i mobili che corrono.

Ma chi è davvero il pedone? (Spoiler: è sempre l’automobilista)

Anche qui, eccoci cascati nell’ennesima trappola: la guerra tra chi guida e chi cammina.

Fermati un attimo. Chi è quel “pedone” fermo sul marciapiede a guardare le macchine che sfrecciano?

È la stessa identica persona che dieci minuti prima stava imprecando al volante mentre cercava disperatamente un buco per parcheggiare. Ha le chiavi della macchina nella tasca dei pantaloni, paga il bollo, paga le rate del finanziamento e paga il pieno di carburante alle stelle.

Nessuno è “solo” pedone o “solo” automobilista: siamo tutti la stessa persona.

Solo che quando saliamo in macchina diventiamo prigionieri della fretta e dello spazio che non c’è, e appena chiudiamo la portiera diventiamo birilli umani esposti a ogni pericolo.

Ti hanno tolto le gambe per farti pagare il conto

Perché ci troviamo in questa situazione assurda?

Perché per cinquant’anni le nostre città sono state disegnate con un solo scopo: costringere tutti noi a comprare un’auto per qualsiasi cosa.

Hanno fatto costruire quartieri dormitori senza una scuola, un ufficio o un negozio raggiungibile a piedi. Ci hanno spinto fuori dai centri, lasciando le strade strette e piene di buche, e poi ci hanno costretti a comprare due macchine per famiglia solo per poter andare a lavorare o comprare un litro di latte.

Un salasso da 5.000–7.000 euro all’anno a macchina che evapora ogni mese dai conti delle famiglie per finire nelle tasche di chi produce petrolio e veicoli.

Poi, quando le città soffocano e le vie diventano un imbuto letale, la loro brillante soluzione non è restituire spazio e dignità alle persone, ma dire al pedone di fare attenzione e non dare fastidio alla regina con le ruote.

Chi guida non è il nemico: liberiamo le strade per tutti

Chi è al volante non è una persona cattiva: è un lavoratore con l’ansia del ritardo, imbottigliato nel traffico, costretto a guidare anche quando vorrebbe solo starsene tranquillo.

Se vuoi la libertà di muoverti in macchina, devi poterlo fare.

Non devi sentirti in colpa né essere trattato come un criminale. Il problema non è chi guida, ma il fatto che oggi siamo obbligati a guidare per fare qualunque cosa, riempiendo le strade di veicoli di cui potremmo fare a meno.

Su nienteauto.it non parliamo di guerre ideologiche né di multe per chi attraversa la strada.

Parliamo di strumenti intelligenti, come i minibus a chiamata (DRT): navette agili che prenoti dall’app, ti prendono sotto casa e ti portano dritto a destinazione senza farti toccare il volante e senza farti rischiare la vita a bordo strada.

Sai cosa succede quando dai alternative vere alle persone?

  • Chi ha davvero bisogno dell’auto trova strade libere, parcheggi disponibili subito e zero stress.
  • Chi cammina torna a essere il padrone naturale della propria città, attraversa le strisce senza il terrore negli occhi e senza dover fare l’inchino a nessuno.
  • I negozi locali rinascono, perché una città viva si misura dalle persone che passeggiano davanti alle vetrine, non dalle auto ferme in coda a motore acceso.

Smettiamo di fare la guerra tra di noi per un metro d’asfalto.

Non siamo intrusi nelle nostre città: è il momento di riprenderci le strade su nienteauto.it.